martedì 29 maggio 2012

Famiglia "scuola" di comunione



«Nel contesto sociale e culturale attuale l'Incontro Mondiale delle Famiglie è per le nostre comunità e per tutti noi un'occasione unica e preziosa per riconoscere e rendere una chiara testimonianza del valore ecclesiale e sociale della famiglia. La famiglia è la via maestra e la prima, insostituibile "scuola" di comunione, la cui legge è il dono totale di sé. I cristiani, proponendola in tutta la sua bellezza, al di là delle loro fragilità, intendono testimoniare agli uomini e alle donne del nostro tempo, qualunque sia la loro visione della vita, che l'oggettivo desiderio di infinito che sta al cuore di ogni esperienza di amore si può realizzare. La famiglia così concepita è un patrimonio prezioso per l'intera società».

Riportiamo di seguito parte dell'intervento ufficiale del Cardinal Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, in presentazione del VII Incontro mondiale delle famiglie, in programma dal 30 maggio al 3 giugno alla presenza del Papa e incentrato sul tema La famiglia: il lavoro e la festa:
Il titolo del VII Incontro mondiale delle famiglie, collegando i tre aspetti fondamentali della vita quotidiana di ogni uomo – famiglia, lavoro, riposo (festa) – fa emergere con forza due tratti costitutivi, anche se spesso trascurati, dell’umana esperienza, a tutte le latitudini: l’unità della persona e il suo essere sempre in relazione. Così il VII Incontro ha saputo interpretare sia la permanente validità di queste tematiche, sia la peculiarità del momento storico.

La famiglia fondata sul matrimonio fedele tra un uomo ed una donna ed aperta alla vita, al di là di tutte le evoluzioni culturali che la caratterizzano, continua ad imporsi come la via maestra per la generazione e la crescita della persona. In essa il bambino, chiamato per nome, impara a dire “io”. Assicurato dall’amore del papà e della mamma, fin dai primi passi, intravvede il futuro come promessa. Sulla base di tale certezza si dispone al compito che la vita domanda, senza temerne il sacrificio. In tal modo, fin dalla prima infanzia tutti scopriamo il senso del lavoro, prima nella sua versione scolastica e poi come professione. Attraverso il lavoro, dilatando i rapporti primari vissuti in famiglia, sviluppiamo relazioni sociali articolate che, nell’attuale civiltà delle reti, investono il mondo intero. Troviamo il gusto dell’edificazione utilizzando le straordinarie possibilità che le varie scienze e le tecnologie ci offrono. Ma, soprattutto, assaporiamo la fiducia reciproca, imprescindibile collante della convivenza tra gli uomini.

La vita ci impone il suo passo, spesso affannoso, e domanda un ordine tra affetti e lavoro. In questo ci aiuta il riposo che ne scandisce il ritmo. Nel volto familiare delle persone amate ritroviamo l’energia per immergerci nel lavoro quotidiano. La festa è il vertice del riposo, per l’uso gratuito e comune del tempo e dello spazio che è fonte di gioia. L’uomo si riconcilia con sé, con gli altri e con Dio. Non a caso alla festa si sono sempre volte tutte le tradizioni religiose. La nostra ha sempre avuto nella Domenica il suo tratto distintivo.

A conferma dell’importanza del VII Incontro, impreziosito dalla articolata presenza del Santo Padre, impressiona la risonanza che esso sta avendo nei mezzi di comunicazione non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La famiglia nella sua natura propria, come indispensabile risorsa (“capitale sociale”) che necessita di politiche specifiche, forse anche sulla scia della grave crisi che stiamo attraversando, è al centro dell’attenzione.

In questo senso, le scelte del VII Incontro indicano una strada percorribile per la nuova evangelizzazione.

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