martedì 19 luglio 2011

Annunciatori della Provvidenza di Dio


A conclusione della Festa della Vita della Comunità Cenacolo è avvenuta la concelebrazione della Santa Messa, durante la quale sono stati ordinati diaconi due ragazzi che hanno maturato la loro vocazione all'interno della Comunità.
Si è trattato dell'ennesimo frutto prodotto dalla presenza Eucaristica all'interno dell'Opera, di cui è l'elemento fondante e che ha giovato, nel corso dei 28 anni di storia, il recupero e la salvezza dalle dipendenze - in particolare dalle droghe - di innumerevoli ragazzi e ragazze: attraverso il Dono sacramentale le anime dei giovani, profondamente segnate dall'esperienza di una vita di disperazione, non solo sono state risanate, ma sono divenute fonte di una gioia incontenibile e contagiosa.

Il Cenacolo è il luogo da dove è scaturito il mandato missionario della Chiesa, il luogo da cui ciascuno è chiamato a annunciare al mondo la realtà della Provvidenza, della Misericordia e dellla Tenerezza di Dio nei confronti dell'Umanità.
Con l'ordinazione, ai neo-diaconi è stato affidato il ministero della Parola, il servizio per diffondere la Verità dell'Amore di Dio Padre, attraverso i Suoi insegnamenti, con la raccomandazione di sfuggire alle insidie delle parole menzognere che la ostacolano.
Al Signore è stato rivolto il primo ringraziamento, per esser stati scelti e per aver acconsentito a che potesse esistere, all'interno della Chiesa, una congregazione di pubblici peccatori, tanto bisognosi di aiuto e di perdono per la propria fragilità.
Come espresso per bocca di uno di loro, ha sicuramente richiesto alla Chiesa un enorme coraggio porre la propria fiducia in due giovani che, alla prova dell'esistenza, si erano dimostrati perdenti e fragili. E tuttavia, il loro cammino di rinascita è testimonianza dell'incessante azione della Provvidenza che, anche nel momento della disperazione più totale, rimane all'opera per gettare le basi di un futuro glorioso.
Sarebbe infatti impossibile, senza aver sperimentato sulla propria pelle il degrado provocato dalla lontanza da Dio, potersi fare prossimo agli altri nel momento del bisogno; solo quando si è avuta prova della Misericordia del Padre, ci si può trasformare in segni evidenti del suo Amore nei confronti degli altri: all'entrata in Comunità ogni giovane viene affiancato da un proprio angelo custode, che non è altri che uno dei fratelli che lo ha preceduto e che si è già avviato a risalire la china.
Un sostegno insostituibile viene dato dalla preghiera intensa e personale alla presenza di Gesù eucaristico.

È questa presenza che restituisce la propria dignità, che fa di nuovo rappacificarsi con sè stessi, volersi bene, perché si scopre che la propria Vita è importante, più di ogni cosa, agli occhi di Dio!
Spesso si cade nel baratro delle droghe per una sensazione o la percezione di non esser desiderati, o per essere stati esclusi, o per aver subito la prevaricazione di chi intende prendere le decisioni per la nostra vita, o per l'incapacità di accettarsi e amarsi ciascuno con i propri limiti.
Non a caso il dramma della dipendenza coinvolge tutta la famiglia e il percorso che porta a superarlo passa inevitavilmente dal rimettere in discussione i propri legami, dal riconoscimento delle mancanze di ciascuno, dal perdono reciproco, dall'accorgersi che chi per primo ha inflitto umiliazioni e ha escluso l'altro dalla propria vita ha spesso alle spalle una storia analoga di sofferenza e di privazioni di affetto, per cui è a sua volta meritevole di compressione e affetto. Il tutto necessità una profonda capacità di ascolto e di immedesimazione nei sentimenti dell'altro.
È la famiglia, nella maggioranza dei casi, ad essere all'origine della rinascita, per aver posto nei ragazzi, sin dall'infanza, il seme della Fede e dell'affidamento alla volontà di Dio, oltre alla capacità di distinzione tra il bene e il male, che riemerge nel momento più assoluto di bisogno, nella disperazione più completa; è poi sorprendente constatare quanto, già lungo il cammino di ripresa e di speranza, la famiglia ritrovi profonda unità e slanci di amore vicendevole, guarendo a sua volta.
Ritrovando l'amore per la vita poi, sull'esempio dell'Amore che Dio ha manifestato per noi, si trova anche l'impulso per dedicare la propria vita agli altri, per cui si spiegano le nascite di numerose vocazioni all'interno delle comunità, non solo a formare nuove famiglie, ma anche alla vita consacrata.

È stato il caso dei due giovani diaconi, il cui lungo cammino di preparazione e di verifica ha portato a trascorrere svariati anni in terra di Missione: in Messico, Perù, Brasile e Argentina, nel caso specifico, tra i tanti luoghi dove si è diffusa nel mondo la Comunità; si è trattato di una esperienza che ha ulteriormente intenerito i cuori, fornendo una inclinazione particolare alla commozione, che non è una manifestazione di debolezza, quanto piuttosto la testimonianza della attenzione nei confronti dei più piccoli e degli indifesi.
Il ringraziamento più affettuoso è avvenuto al termine nei confronti dei genitori e di Madre Elvira, per il significato che ha rivestito nel passato, presente e futuro delle loro vite.
Seppure lei non abbia parlato pubblicamente, è sufficiente ammirare le opere scaturite dalla sua iniziativa per testimoniare la presenza di Dio nella vita di ciascuno, nessuno escluso!

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